Noi scrittori del destino

scritto da Luca Beltiglio
Scritto Ieri • Pubblicato 21 ore fa • Revisionato 21 ore fa
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Autore del testo Luca Beltiglio

Testo: Noi scrittori del destino
di Luca Beltiglio

Marco si svegliò; era in un letto e non ricordava di esserci mai entrato. L’ultimo ricordo che aveva era di essersi steso sul divano per riposare cinque minuti; si guardò attorno e notò che la stanza in cui si trovava era spoglia e senza alcun arredo, ad eccezione del letto su cui si trovava, le pareti erano di un verde marcio e con brandelli di carta da parati di pessimo gusto. 

Marco si alzò dal letto, ma prima di poggiare i piedi a terra controllò il pavimento, non c’era niente su quell'ammasso di assi malridotte, guardò le pareti e notò che su una di esse era incastonato il pomello di una porta.

Provò a girarlo e con sua grande sorpresa la parete rivelò una porta nascosta che portava ad una stanza sudicia e buia come la precedente, ma al cui interno si trovavano un tavolo, una sedia e sulla parete di fondo delle piccole librerie con dei volumi.

Dopo un'iniziale esitazione attraversò la porta dirigendosi alla scrivania al centro del locale, su di essa trovò una pila di fogli di carta e una serie di penne e simili: una penna a sfera, una stilografica e un pennino con un manico in legno tinto di un rosso cremisi molto scuro.

Sopra la pila di fogli c’era un foglietto con scritto: “Scrivi a piacimento, non trattenerti, ma ricorda….” Il fondo del biglietto era strappato e non c’era traccia della parte mancante, Marco si chiese cosa poteva esserci scritto.

Dopo aver finito di rimuginare, decise di provare a scrivere qualcosa e scelse la penna stilografica per fissare sulla carta le sue parole; scrisse dell’unico argomento abbastanza lungo e di cui si ricordasse più informazioni possibili: la Seconda Guerra Mondiale.

Aveva così tante idee che dovette cambiare la cartuccia della penna due volte e dopo aver scritto l’ultimo punto, si alzò e si diresse verso le librerie sul fondo della stanza per vedere quali libri ci fossero sugli scaffali.

Dopo essersi chinato per prendere uno dei volumi, Marco notò che sul dorso dei libri c’erano scritti dei numeri, erano anni e sull’ultimo volume disponibile aveva sul dorso il numero 1938.

Il viso di Marco sbiancò, se il suo timore era corretto, lui aveva scritto cosa sarebbe avvenuto nella….

Il panico prese il controllo dei suoi pensieri, corse verso il tavolo nel tentativo di distruggere i fogli, ma appena dopo aver fatto il primo passo iniziò a precipitare in un vuoto oscuro come se il pavimento si fosse aperto sotto di lui.

Mentre cadeva in quel pozzo nero come la pece, Marco pensava a cosa aveva fatto senza darsi pace, quando vide una luce sul fondo.

Si svegliò sul divano di casa sua, ansimante e con la fronte grondante di sudore, il suo primo pensiero fu se l’esperienza che aveva vissuto fosse reale o frutto della sua immaginazione.

Mentre si asciugava la fronte sudata si rese conto che nella tasca sinistra dei pantaloni c’era qualcosa, ma Marco non ricordava di averci messo nulla. Infilò la mano nella tasca e ne tirò fuori il pezzo mancante del bigliettino trovato in quella stanza inquietante.

Prese un bel respiro e, facendosi coraggio, lesse cosa c’era scritto: “La realtà è un gioco, noi siamo sia i creatori sia i giocatori, siamo sopra e sotto di  essa e  ne scriviamo le regole e la storia”.

Marco dopo aver terminato la lettura di quell inquietante avvertimento che avrebbe voluto leggere prima, si alzò dal divano per andare a sciacquarsi la faccia, ma prima di incamminarsi nel corridoio di casa si chiese: “Io sono stato il primo o …”. 

Noi scrittori del destino testo di Luca Beltiglio
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